Commento a cura di Claudio Nardone, CEO di Sagitta SGR
“In un contesto in cui il sistema bancario è sempre più focalizzato sulla riduzione del rischio e sul trasferimento delle attività non core verso la gestione patrimoniale, si aprono opportunità senza precedenti per il credito privato. Questo settore si sta diversificando oltre il direct lending, offrendo un’ampia gamma di soluzioni finanziarie. Per cogliere al meglio questi cambiamenti, è fondamentale adottare un approccio flessibile ed espandere le proprie capacità operative.”
Il nuovo ruolo delle banche e lo stato delle aziende italiane
Uno dei principali fattori di trasformazione è il progressivo arretramento delle banche dal mercato del credito, che lascia spazio ai fondi di credito privato. Le normative introdotte dopo la crisi finanziaria globale, come gli stress test dell’Autorità Bancaria Europea e l’imminente Basilea IV, stanno spingendo le banche a concentrarsi su attività core a basso rischio, delegando le allocazioni di capitale più rischiose al private credit. A ciò si aggiunge la riduzione dei tassi di interesse che spinge il mercato ad una progressiva concentrazione e consolidamento in pochi grandi gruppi e la ricerca di sinergie di costo e di sourcing, come dimostra il risiko bancario che sta caratterizzando questo avvio di 2025.
In questo contesto, le imprese possono più facilmente trovarsi in situazioni di squilibrio economico-finanziario temporaneo, dovendosi districare tra forme di finanziamento tradizionali troppo rigide e bassa capitalizzazione, che è strutturale per le nostre PMI. In alcuni casi, si parla di vere e proprie crisi, che richiedono una revisione del modello di business e interventi di ristrutturazione spesso onerosi, per i quali sono necessari strumenti finanziari ad hoc e che normalmente sono praticabili da aziende di media-grande dimensione con risorse per finanziare advisor e professionisti necessari alla formulazione dei piani di risanamento.
Più in generale, le imprese italiane, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, necessitano di nuova finanza per sostenere ristrutturazioni finanziarie, investimenti in CapEx, capitale circolante e operazioni di crescita tramite M&A. Secondo l’osservatorio di Sagitta, società di gestione del risparmio con una lunga esperienza nel mondo della crisi di impresa, il mercato italiano dei crediti Stage 2 e 3 ammonta a circa 50 miliardi di euro di Gross Book Value (GBV): un bacino significativo di aziende target per il Direct Lending nelle c.d. special situations.
Il ruolo degli investitori e le opportunità nel private credit
L’ingresso di capitali privati nella gestione della crisi d’impresa è oggi una opzione concreta a disposizione delle aziende per preservare la continuità aziendale. L’immissione di nuova finanza attraverso garanzie, finanziamenti prededucibili e altre forme specializzate di credito rappresenta un elemento esterno necessario per il turnaround aziendale, anche se non sufficiente da solo a garantirne il successo.
Ecco quindi che il ruolo di investitori e fondi di investimento diventa complementare al sistema bancario, fornendo capitali laddove le banche sono più selettive nei loro interventi. Gli operatori specializzati in queste aree non-core sono in grado di offrire finanziamenti su misura con rendimenti interessanti.
Un momento d’oro per il Direct Lending?
Molti si chiedono se il private credit vivrà il suo momento d’oro. In Italia, l’attività di lending, tradizionalmente riservata alle banche, si è aperta al credito privato già da una decina d’anni (con il decreto legge n.18/2016), quando i fondi di investimento hanno ottenuto l’autorizzazione di Banca d’Italia ad erogare finanziamenti diretti alle aziende, aprendo così un canale alternativo di credito. Solo negli ultimi anni, però, si sono create le condizioni opportune per il suo sviluppo e in particolare relativamente alle special situations, il nuovo codice della crisi consente agli operatori maggiori garanzie rispetto al passato.
Il mercato del private credit si è evoluto rapidamente, tanto che oggi non si può parlare solo di direct lending, bensì di un’asset class più ampia e sofisticata, che ora include finanziamenti immobiliari, prestiti per costruzioni, debito infrastrutturale, litigation finance e finanziamenti per spese in conto capitale.
I fondi di direct lending possono offrire soluzioni flessibili e su misura, diversamente dai finanziamenti bancari standardizzati, e possono strutturare prestiti con condizioni altamente personalizzate, come soluzioni bullet, interest pick o rimborsi event-driven.
Non si tratta di un conflitto tra privati e banche, ma di una relazione complementare: sebbene queste ultime stiano riducendo i prestiti, continueranno a fornire capitale, lasciando sempre più il ruolo di sponsor ai fondi di credito privato. Questi ultimi potranno così cogliere questa opportunità di crescita a lungo termine, offrendo agli investitori istituzionali l’opportunità di contribuire alla crescita economica, sostenendo aziende in temporaneo squilibrio finanziario o in crisi e progetti di sviluppo con soluzioni finanziarie innovative e su misura.